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Sono le di   Aggiornamento 30 luglio 2020
 

Primi risultati disponibili in modalità open access su Remote Sensing


COSTA TOSCANA: monitorata dall’occhio del drone

Il CNR, Consiglio nazionale delle ricerche, con ISMAR, Istituto di scienze marine, e con IFC, Istituto di fisiologia clinica, è impegnato in progetto di monitoraggio del litorale toscano tramite drone, con il duplice obiettivo di analizzarne lo stato di salute e di quantificare l’accumulo e la distribuzione spaziale dei rifiuti presenti, compresi guanti e mascherine.

di Piero Mastroiorio

Un progetto, unico nel suo genere, condotto dal CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, insieme all'ISMAR, Istituto di scienze marine, di Lerici (La Spezia) ed IFC, Istituto di fisiologia clinica, di Pisa, utilizza un drone, per sorveglia le coste della Toscana, che fornirà dati utili da analizzare come i rifiuti plastici presenti sulle spiagge, nonché, a comprendere la penetrazione di specie vegetali invasive, a verificare i cambiamenti della linea di costa dovuti a fenomeni erosivi, o alla presenza di fiumi e porti.
Le prime ricognizioni, analizzate in collaborazione con l’IBE, Istituto per la bioeconomia, del CNR, sono pubblicate su Remote Sensing, condotte dal gruppo ReFly dell'IFC-CNR hanno riguardato il litorale di San Rossore, area naturale protetta delle province di Pisa e Lucca, permettendo di acquisire una serie di dati relativi al riconoscimento, classificazione e conteggio degli oggetti antropogenici ivi spiaggiati.
«Oltre a stime quantitative, sono state svolte analisi approfondite sulle dinamiche dell’accumulo spaziale e temporale dei rifiuti, mettendo in luce il ruolo giocato da fattori quali la stagione, le condizioni del mare e delle correnti, la presenza di vento e altri fattori atmosferici. L’indagine, prima in Italia ad aver utilizzato un drone per l’analisi del marine littering, ha fatto emergere elementi interessanti: abbiamo riscontrato, ad esempio, che la velocità di accumulo dei rifiuti è influenzata anche dalla dimensione degli oggetti: questo è vero specialmente per materiali come il polistirolo espanso, poco denso e che tende a disperdersi facilmente. Anche la stagionalità è un fattore chiave: densità di accumulo maggiori si hanno, infatti, in autunno e in inverno. Per quanto riguarda la distribuzione spaziale, invece, emerge una tendenza degli oggetti ad accumularsi maggiormente a ridosso delle dune, che caratterizzano il paesaggio delle spiagge monitorate, aiutate in ciò dalla presenza di materiale vegetale come tronchi e grossi rami, che ne ostacolano il ritorno in mare e che, purtroppo, ne favoriscono invece la frammentazione con conseguente produzione di microplastiche. Per contro, abbiamo rilevato come, su una spiaggia liberata completamente da tali oggetti, si ristabilisca un nuovo equilibrio dinamico già nell’arco di poche settimane», spiega Silvia Merlino, ricercatrice dell'ISMAR-CNR di Lerici (La Spezia).
I prossimi passi del monitoraggio indagheranno anche la dispersione e distribuzione di dispositivi di protezione individuale legati alla gestione dell’epidemia da Coronavirus, con l’obiettivo di monitorare il probabile arrivo, via fiume, di guanti e mascherine nella zona del parco di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, come spiega, concludendo, il referente delle attività di monitoraggio nell'ambito della dispersione di rifiuti in ambiente del gruppo ReFly IFC-CNR, Marco Paterni: «L’utilizzo di droni con finalità di monitoraggio ambientale presenta molteplici vantaggi: consente di osservare porzioni di territorio anche molto estese, riesce a penetrare in luoghi inaccessibili, e garantisce la ripetibilità spaziale delle ricognizioni grazie a voli automatici. In un prossimo futuro, i droni utilizzati in volo non a vista (BVOLS) potranno fornire un ottimo supporto alla gestione di parchi marini e riserve, contribuendo all’individuazione delle zone a rischio di accumulo di detriti e rifiuti plastici, diventando strumento chiave per la gestione degli interventi di rimozione, evitando così il loro degrado e frammentazione.».