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Sono le di   Aggiornamento 27 luglio 2020
 

Uno studio pubblicato su Scientific Reports rivela


TERREMOTI: scoperto
nuovo sistema di faglie
nel Mare di Galilea

Un gruppo internazionale coordinato dall’ISMAR-CNR ha condotto una ricerca geologico-geofisico lungo la Faglia del Mar Morto, i cui risultati risultano essere modello generale per valutare il rischio sismico in zone analoghe e suggeriscono come si debba prendere in esame non solo la “spaccatura” principale, ma l’evoluzione dinamica dell’intero sistema.

di Piero Mastroiorio

Uno studio condotto dall’ISMAR-CNR, Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con un team internazionale di scienziati, dell’Istituto di Geologia Marina di Bologna, dell’israeliano Department of Marine Geosciences dell'Università di Haifa, del norvegese Centre for Earth Evolution and Dynamics dell'University di Oslo, dello svizzero Department of Earth Sciences dell'Università di Ginevra, del tedesco Geomar Helmholtz Centre for Ocean Research di Kiel e dell’italianissimo INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, di Palermo, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivistaScientific Reports’ del gruppo ‘Nature’, basati su un modello strutturale diverso da quelli ipotizzati in precedenza, che prevede l'attivazione di un sistema apparentemente secondario, ma in realtà molto attivo, ha fatto luce sulla generazione di terremoti in rapporto alla geologia del territorio lungo la faglia sismogenica del Mar Morto evidenziando le analogie tra quest’area e altre faglie nel Mondo soggette ad alto rischio sismico.
«La Faglia del Mar Morto ha una struttura apparentemente semplice dal punto di vista geometrico: una spaccatura estesa oltre 1000 km lungo la quale si accumula stress, che oltre una certa soglia genera un sisma. Il tasso di movimento lungo questa faglia è noto con una buona approssimazione, ma se consideriamo solo questo sistema principale i conti non tornano, ci sono stati troppo pochi terremoti, ancorché molto distruttivi. Una spiegazione può essere data dal fatto che strutture finora sconosciute, come la faglia che abbiamo scoperto e chiamato Faglia di Cafarnao, siano molto attive e accumulino parte di questo stress generando terremoti. L'ultimo terremoto particolarmente distruttivo, quello di Safed del 1837, è avvenuto probabilmente lungo questa nuova struttura. Quanto emerge ha profonde implicazioni nella valutazione del rischio sismico nella regione, ma ha validità generale: questi sistemi di faglie appaiono mutevoli nel tempo e per valutarne il rischio sismico è necessario un quadro dinamico della loro evoluzione», spiega Luca Gasperini, ricercatore ISMAR-CNR di Bologna.
Preziosa la notorietà dell'importante sito storico, intensamente studiato con tecniche paleo-sismologiche e archeo-sismologiche, per i ricercatori che hanno analizzato l’evoluzione strutturale della faglia situata a nord-est di Israele, situata al limite di placca che separa Africa e Sinai/Arabia, come sottolinea Gasperini, spiegando: «L’obiettivo era svelare un grave problema tipico delle aree caratterizzate da faglie trascorrenti di grandi dimensioni, come quella di San Andreas in California e quella nord-anatolica in Turchia, ovvero l'ampia variabilità spaziale e temporale dei processi geologici in zone relativamente focalizzate e ristrette. Siamo stati fortunati perché, durante la campagna di acquisizione dei dati, nell'area di studio si è verificato uno sciame di terremoti di bassa magnitudo, che ha consentito una caratterizzazione dinamica di quelle che in precedenza erano solo immagini geofisiche statiche.».
«Il Mare di Galilea, o Lago Kinneret, riempie una depressione situata a oltre 200 metri sotto il livello del mare e costituisce un'interessante opportunità per osservare in profondità processi geologici fondamentali utilizzando strumenti geofisici marini, che si sono dimostrati più efficaci rispetto agli equivalenti a terra», conclude Gasperini, ricercatore del team ISMAR-CNR che ha studiato il Mare di Galilea ed i suoi dintorni utilizzando un approccio nuovo e multidisciplinare che include tecniche di imaging del sottosuolo a diverse risoluzioni, nonché analisi geochimiche e sismologiche.