Sono le di Aggiornamento 8 luglio 2020 |
Questo raddoppio non sa da fare...
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TARTAGLIA: «Il raddoppio della linea ferroviaria Lesina-Termoli si deve fare, senza se e senza ma, perché da esso dipende la connessione della Puglia alla dorsale Adriatica, nonché, la mobilità di persone e merci oggi bloccate dalla strozzatura, creata dal binario unico, utilizzato subito dopo la stazione di Termoli...».
di Redazione
Se la cosa non fosse seria sarebbe certamente comica e potrebbe ispirare molti attori e registi della commedia italiana: il tratto Termoli-Ripalta del raddoppio ferroviario sulla linea Adriatica Bologna-Bari "danneggia gli uccelli", in special modo quelli della specie “uccello fratino”, secondo la commissione VIA-VAS del ministero dell’Ambiente che ha dato parere negativo alla compatibilità ambientale al progetto RFI di raddoppio della tratta ferroviaria Termoli-Lesina.
A che gioco vogliono giocare?
La Termoli-Lesina, prevista nella ‘Legge Obiettivo del 2001’ del Governo Berlusconi, doveva rendere più veloce il transito in un tratto di linea ferrata, inaugurato da Vittorio Emanuele III nel 1863, rimasto tale fino ad oggi, che divide il Molise dalla Puglia, di conseguenza parte del Sud Italia dal resto della linea ferroviaria della dorsale adriatica che va verso il Nord Italia e l’Europa.
Non possiamo credere che le osservazioni dei super esperti del Ministero relative al probabile pericolo causato dal rumore del cantiere all’avifauna, con particolare riferimento ad alcune categorie di uccelli, fra cui l'uccello fratino, risolvibilissime in mille modi, potrebbero portare conseguenze abbastanza disastrose al progetto.
Non possiamo pensare che si debba ancora procedere, dopo tanti anni, alla «valutazione 'appropriata' e nella definizione di opere di compensazione quali la rinaturalizzazione di nuove aree o il management degli habitat, interventi da strutturare tenendo in considerazione l’impatto generale dell’opera nel suo complesso, interventi che potrebbero in parte contenere gli impatti sull’Avifauna.».
Non possiamo pensare che quanto detto possa bloccare il Piano ‘Italiaveloce’ da 200 miliardi di investimenti per i 32 chilometri tra Termoli e Lesina, tratto a binario unico della linea Adriatica, che collega la Puglia all’Europa, che ridurrebbero la velocità da 200 km l’ora a 140 alle porte del Molise con enormi perdite di tempo per l’incrocio tra i treni che provengono da direzioni opposte.
Le osservazioni dei super esperti del Ministero sono state così commentate da Felicetta Tartaglia, Segretario Regionale Puglia del Movimento Politico “L’Altra Italia”, che così si è espressa: «I vari ministeri hanno forse dimenticato che il raddoppio della Termoli-Lesina è tra le opere prioritarie, anche in funzione della velocizzazione complessiva della Bologna-Lecce? Hanno forse dimenticato che il primo lotto dell’opera, 7 chilometri da Lesina a Ripalta (costo 100 milioni), è stato appaltato, ma i lavori sono bloccati da un ricorso al Tar? Se non ci sono i soldi, o, peggio, se non si è intenzionati a migliorare la situazione ferroviaria del Sud Italia, una scusa migliore e meno ridicola, poteva essere trovata, ma soprattutto, prima di fare dichiarazioni del genere si poteva chiedere al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, di farsi carico dell'obiettivo strategico fissato dal Governo, tra cui il raddoppio e, soprattutto, di cercare soluzioni tecniche capaci di tutelare sia l'ecosistema in cui sarà inserita l'opera, sia l'interesse pubblico all'attuazione di un progetto di cui si discute da decenni? Il raddoppio della linea ferroviaria Lesina-Termoli si deve fare, senza se e senza ma, perché da esso dipende la connessione della Puglia alla dorsale Adriatica, nonché, la mobilità di persone e merci oggi bloccate dalla strozzatura, creata dal binario unico, utilizzato subito dopo la stazione di Termoli. A questo punto non posso che fare mie le parole dell’europarlamentare Massimo Casanova, eletto al Sud nelle fila della ‘Lega’ e componente della Commissione Trasporti, il quale, ricorda che mentre in Europa ci si batte per recuperare il gap infrastrutturale del Sud Italia, lavorando per inserire nella revisione delle reti ‘Ten-T’ anche la parte adriatica del Paese, il governo Conte condanna il Mezzogiorno a eterna periferia grazie alle contraddizioni e al caos che regna sovrano tra Costa, De Micheli e i loro ministeri, tanto che la tratta Termoli-Lesina, unica in Italia a binario unico, manterrà il suo primato di beffa per i cittadini pugliesi e non solo. A noi de ‘L’Altra Italia’ non resta altro da fare che accodarci ai molti che chiedono che il progetto venga esaminato dalla presidenza del Consiglio e da RFI con la giusta attenzione del caso. Al ministro Costa, invece, chiediamo di farsi carico immediatamente della questione e, soprattutto, di porre fine a questo comico pasticcio. Diversamente si dimetta. Il Paese abbisogna di chi risolve i problemi, non di chi diventa parte del problema. L’intervento di raddoppio è opera strategica per il Sud, ne va dello sviluppo infrastrutturale, economico e turistico di regioni importanti come Puglia, Molise e a continuare lungo il tratto adriatico fino alla più lontana Sicilia.».