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Sono le di   Aggiornamento 1 giugno 2020
 

Dalla chat dei medici di famiglia Dauni “Paolo Terenzio


Medici foggiani: emiliano, non ci aspettavamo gratificazioni, ma solo un grazie!

«Non ci aspettavamo nessuna gratificazione, che pure è stata data ad altri operatori, non ci aspettavamo nulla, perché abbiamo fatto solo il nostro dovere, ma un grazie, quello sì, quello, a nostra avviso, era dovuto. Abbiamo avuto invece parole che non davano merito al nostro lavoro, forse perché troppo silenzioso...».

di Redazione

Mentre dalla Regione Puglia, con la solita pompa magna e grancassa da grandi eventi, si affannano a spiegare che è stato siglato, di notte, un importante accordo con i sindacati, a favore di tutti gli operatori della sanità pugliese impegnati nell’emergenza ‘Covid 19’, per i quali, per i due mesi di lavoro instancabile e complicato, dal 15 marzo al 15 maggio, le buste paga saranno più sostanziose, il cui meccanismo è così spiegato dal consigliere del presidente, Domenico De Santis: “Il bonus sarà suddiviso in quattro fasce, la prima di coloro i quali sono stati direttamente impegnati nell'epidemia (reparti malattie infettive, pneumologia, emergenza, anestesia e rianimazione etc etc), ai quali andrà un riconoscimento di 63 euro a giornata lavorativa per un massimo di venti giornate lavorative. Per due mesi quindi la cifra è pari a 2 mila 520 euro lordi. Poi ci sarà una seconda fascia, coloro cioè che sono stati indirettamente coinvolti nell’emergenza (ostetricia, dialisi, unità operativa cure palliative etc etc) che avranno un bonus 37 euro per massimo 20 giornate lavorative. La cifra può andare fino a 1520 euro lordi. Poi ci sarà una terza fascia che riceverà fino ad un massimo di 800 euro lordi, cioè 20 euro a giornata sempre per un massimo di 20 giornate lavorative in un mese. Infine c'è una quarta fascia di 10 euro a giornata lavorativa per massimo 20 giornate lavorative per due mesi, quindi di 400 euro complessivi, per tutto il resto del personale che ha lavorato in questi due mesi”, in rete sulla pagina Facebook di alcuni medici, infermieri e privati cittadini compare un post firmato la chat dei medici di famiglia Dauni “Paolo Terenzio” dal titolo lettera a emiliano da una chat, in cui si legge: «Egregio presidente, a scriverle è la quasi totalità dei medici di medicina generale della città di Foggia, tutti riuniti, al di là delle sigle sindacali, in una chat locale, una delle tante in cui in tutta la Provincia ci siamo ritrovati in questi mesi di guerra ad un virus che sta mettendo in ginocchio il mondo intero.
Inizialmente siamo stati messi in ginocchio anche noi, di fronte a sintomatologie anomale e alle angosce dei nostri assistiti, sempre più preoccupati dalle notizie che arrivavano dalla Cina.
Per uscire dal nostro isolamento ci siamo riuniti in chat per cercare insieme di trovare risposte e darci regole di buon senso per salvaguardare noi e i nostri concittadini sprovvisti come siamo sempre stati di dispositivi di sicurezza.
In questi mesi ci siamo scambiati le esperienze e le ansie comuni sopperendo così alla mancanza di linee guida inizialmente e successivamente alle troppe ed incalzanti indicazioni che un giorno contraddicevano quelle del giorno precedente.
Un caos, caro presidente, in una mancanza assoluta di qualunque tipo di coordinamento!
Siamo rimasti soli con i nostri pazienti con la febbre che non passava e i tamponi che non arrivavano senza nessuna possibilità di andarli a visitare per non ammalarci anche noi.
Abbiamo avuto nella nostra città tre colleghi che si sono contagiati, per fortuna uno solo ha avuto bisogno di ricovero e ora è perfettamente guarito.
In provincia invece, purtroppo, un nostro collega è deceduto e alla famiglia vada il nostro cordoglio.
Un caos da cui ci siamo difesi con la forza di essere uniti tra di noi e con i nostri pazienti a cui ci lega un rapporto d’affetto perché basato sulla fiducia reciproca.
Certamente anche nella nostra famiglia, come in tutte le famiglie, ci sono le pecore nere, ma le assicuriamo che la stragrande maggioranza dei medici di famiglia ha fatto e continua a fare al meglio il proprio lavoro, in silenzio e senza riflettori, combattendo oggi anche contro una ripartenza dei servizi che tarda, a differenza nostra che abbiamo riaperto agli appuntamenti in studio fin da 4 maggio
Si dice che nella foresta faccia più rumore l’albero che cade piuttosto che l’erba che cresce.
Presidente, noi siamo quell’erba che cresce, in silenzio, ma dando sostanza al terreno!
Non ci aspettavamo nessuna gratificazione, che pure è stata data ad altri operatori, non ci aspettavamo nulla, perché abbiamo fatto solo il nostro dovere, ma un grazie, quello sì, quello, a nostra avviso, era dovuto.
Abbiamo avuto invece parole che non davano merito al nostro lavoro, forse perché troppo silenzioso e addirittura da parte sua un riferimento poco attento ai nostri presunti eccessivi guadagni, come se questo fosse una colpa e quindi l’assolvesse dai ringraziamenti.
Non stiamo qui a spiegarle cosa siano i costi di produzione del lavoro, tutti a nostro carico, e neppure a raccontarle di un blocco contrattuale ultradecennale e nemmeno dei tanti benefici contrattuali che, a differenza di altre categorie, non abbiamo e nemmeno la differenza che c’è tra il netto ed il lordo e le partite di giro.
Noi il nostro stipendio non lo rubiamo, ma ce lo sudiamo e questo lo sanno bene i nostri pazienti a cui provvederemo a raccontarlo meglio utilizzando come bacheche i muri delle nostre sale d’attesa che sono, quando usate, a qualunque fine comunicativo, lette più di qualunque giornale ad ampia tiratura nella nostra città
.».