Sono le di Aggiornamento 15 maggio 2020 |
SAN SEVERO:
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In una situazione così caotica, dove tutto è il contrario di tutto, occorre un maggiore sforzo e certezza di chi questi comportamenti dovrebbe prevenire e fermare, attraverso controlli serrati e quotidiani sui territori, non si può rischiare oltre l’incolumità dei cittadini, soprattutto, non si può e non si deve aspettare sempre il morto.
di Piero Mastroiorio
Quali siano stati i motivi che hanno spinto alcuni giovani a darsele di santa ragione la notte scorsa a San Severo (Fg) non ci interessa più di tanto. Ci interessa, invece, capire, perché tutti i presenti, un centinaio di ragazzi, senza mascherina, mentre, alcuni si picchiano, altri, alcune decine, assistono senza intervenire, riprendevano la scena con i telefonini, tra sorrisi e richiami “Ragà avete visto… Ragà avete sentito…”, affiancati ad altri, che, incitavano i picchiatori fino all’arrivo delle Forze dell’Ordine, intervenute sul posto, prima con una volante della Polizia, seguita, alcuni minuti dopo, da una dei Carabinieri, che ha portato via un ragazzo e, poi, da quella della Finanza.
Pochi uomini, in verità, in mezzo ad una folla, di ragazzini, ma pur sempre una folla.
Quei pochi uomini intervenuti, con molta difficoltà e professionalità, comunque, sono riusciti a calmare gli animi e, pare anche a sanzionare molti dei presenti, per violazione alla normativa anti-contagio da Covid-19, dopo qualche ora e l’intervento di una ambulanza sul posto verso l’una di notte.
Come dicevo, per la prima situazione le mascherine non indossate, chiaramente un gesto di sfida e poco intelligente alle istituzioni. Dannoso in caso di infezione, soprattutto, per i loro nonni e genitori, abbiamo visto e sentito abbondantemente quali sono gli effetti del Covid-19. Irrispettoso per tutta la collettività e qui si passa la palla al sindaco, che, dice di amministrare la città consentendo queste scorribande, senza opporre il minimo controllo e dichiarando in videomessaggio: «Vista la refrattarietà di alcuni ragazzi a proteggersi con la mascherina, mentre sono a spasso, rifletto se non sia il caso di renderla obbligatoria con un’ordinanza del sindaco. Non ci sono mascherine in casa? Metti un foulard e se non lo fai vieni multato.». Attendiamo fiduciosi questa sua ordinanza, insieme alle mascherine, che diceva di voler distribuire ai suoi concittadini, per proteggersi ed ottemperare alle disposizioni di legge, soprattutto, che controlli e sanzioni la maleducazione imperante in Città: alcuni mettono le mascherine per proteggere altri, che a loro volta, deridono, e non proteggono gli altri, alla faccia del "proteggiamoci l’un con l’altro" degli spot nazionali.
La seconda, riguarda il gran numero di giovani che riprendeva con il cellulare la scena senza intervenire ed è un po’ più complessa e merita qualche riga in più, tralasciando il pericolo di prendere qualche pugno non gradito da due che, magari, neppure conosci e non sai perché se le stanno dando, nonché, il perché, son presi dal fatto di postare tutto, per fare like o ricevere popolarità tra i coetanei.
Davvero in questa Città non c’è di meglio da fare la sera se non vedere gente picchiarsi o trascorrere ore a rincorrersi con i motorini, spesso senza casco, a tutto gas suonando i clacson fino a notte fonda? Sembrerà assurdo, ma risposta che arriva dai ragazzi è: «SI, a San Severo non c’è nulla da fare. Adesso, poi, con i locali tutti chiusi ci si annoia di brutto…».
Non sembra una buona giustificazione e non è un caso l’assembramento di tanti giovani, anche ragazze, in determinati punti della Città per tenere o assistere a comportamenti, sicuramente maleducati, se non stupidamente legati al bullismo.
L'attento lettore domanderà: si può parlare di comportamenti riconducibili al bullismo?
Si, e non solo maschile, tra i picchiatori e le ragazze sui motorini il numero si equivale. Un tempo, non molto lontano, le ragazze erano molto più selettive, amavano vestirsi di tutto punto e con abiti “ricchi”. Oggi e sempre più spesso ci troviamo di fronte a ragazze dai comportamenti mascolini, sigaretta in bocca, atteggiamento sguaiato, frasi minacciose e condite da parolacce, sempre più volgari, facili alla minaccia tendente alla violenza, anche, fisica.
Forse dipende dal fatto che gli strumenti ‘educativi’ (?), forniti a maschi e femmine, siano gli stessi?
Ci sono radici psicologico-individuali, familiari e sociali in questi comportamenti in questo fenomeno che aumenta sempre più, specie tra i giovanissimi?
Gran parte di queste devianze giovanili, a volte innocue, a volte pericolose potrebbero essere addebitate alla rete delle reti ad un suo uso distorto, vista la grande mole di filmati violenti che i ragazzi pubblicano. Non ultimo il caso della rissa avvenuta la scorsa notte: difronte allo schermo sono tutti passivi, tutti fermi a guardare, mentre, altri fanno azioni, meglio se violente, perché attirano più like. Un comportamento variato nel tempo: qualche anno fa, prima dell’avvento della possibilità data a chiunque di essere in diretta, il comportamento passivo ed il pubblico erano diversi e ridotti. Oggi, l’atteggiamento ‘passivo’, lo si coglie molto facilmente nelle scuole, contrapposto a quello ‘attivo’ legato ai casi di bullismo, che, senza pubblico sarebbe privo di ‘palcoscenico’. Siamo in presenza di testimoni che assistono, se non addirittura incitano, queste azioni vessatorie, se non criminali, senza fermarle. Senza questa passività, la violenza del bullo verrebbe depotenziata.
Ci troviamo in presenza di ragazzi attaccati ad uno schermo incapaci di distinguere alcuni concetti, privi di formazione, di responsabilizzazione, di consapevolezza e l’educazione al loro utilizzo. Pensano che la ‘realtà virtuale’ non sia del tutto vera, quando invece è a tutti gli effetti ‘parte della realtà’. L’abitudine a stare davanti allo schermo fa dimenticare loro e, non solo ai ragazzi, che esiste una precisa responsabilità in chi assiste e non si oppone.
In una situazione così caotica, dove tutto è il contrario di tutto, occorre un maggiore sforzo e certezza di chi questi comportamenti dovrebbe prevenire e fermare, attraverso controlli serrati e quotidiani sui territori, anche attraverso telecamere, attivate ed utilizzate, seriamente, ricavando i fotogrammi utili per punire ogni genere di maleducazione portata in danno della cosa pubblica, perché non si può rischiare oltre l’incolumità dei cittadini, soprattutto, non si può e non si deve aspettare sempre il morto.