Sono le di Aggiornamento 5 marzo 2020 |
ROMA: convention nazionale
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VALENISE: «La zona adriatica è osservato speciale perché per tanti anni è stata considerata una zona tranquilla, ovviamente non sto dicendo che possa avere un terremoto domani ma è sicuramente una zona che può avere una sua sismicità con l’aggravante di essere stata edificata in buona misura in assenza di norme.».
di Piero Mastroiorio
Mentre siamo tutti presi dai continui aggiornamenti sull’epidemia da Covid-19, meglio conosciuto come Coronavirus, nella giornata di mercoledì 4 marzo 2020, si è tenuta a Roma, presso la sede della Società Geografica Italiana, una convention nazionale sui Terremoti e Maremoti, organizzata da ISPRA, Società Italiana di Geologia Ambientale e SGI, Società Geografica Italiana, a cui hanno partecipato SIGEA, ISPRA, CNR, INGV, Protezione Civile ed Università, per parlare e fare il punto su quanti e quali siano stati gli effetti disastrosi dei terremoti sull’economia e sul tessuto sociale dell’Italia, soprattutto, si è parlato di azioni, di piani e programmi, di interventi e buone pratiche, che consentano all'Italia di superare progressivamente la politica dell'emergenza, intervenendo sulla pericolosità sismica dei territori e sulla vulnerabilità del patrimonio edilizio.
«Mettiamo in sicurezza il Patrimonio Culturale della nostra Italia, perché 36 terremoti disastrosi, in Italia hanno causato oltre 150.000 vittime ed hanno danneggiato gravemente 1.600 località. Solo negli ultimi 50 anni il costo delle ricostruzioni è stato stimato in almeno tre miliardi di euro all'anno. In questi giorni in cui si parla molto dei riflessi del Coronavirus sul turismo italiano, bisogna porsi anche la domanda di quali siano stati i riflessi di un terremoto disastroso sul tessuto sociale italiano», ha dichiarato, Vincent Ottaviani, Vice–Presidente Nazionale della SIGEA, Società Italiana di Geologia Ambientale, alla vigilia dell’importante convention nazionale di Roma, che ha spiegato: «La nuova carta della pericolosità sismica, che è pronta e va quanto prima licenziata, potrebbe essere la base per ripensare le priorità del ‘Sisma bonus’, dando così efficacia agli Istituti che si sono impegnati all'aggiornamento della stessa. In un Paese come l'Italia dove il 77.4 % delle famiglie risiede in abitazioni di proprietà (fonte "Gli immobili in Italia 2017". MEF e Agenzia delle Entrate) e l’8.9 % del PIL, Prodotto Interno Lordo, è destinato alla spesa sanitaria pubblica e privata, con 7 milioni d'italiani che si indebitano per pagare cure e servizi sanitari e 2,8 milioni che per farlo vendono casa (fonte Rapporto CENSIS-RBM assicurazione salute) quindi grosse spese volte a tutelare la vita e migliorare il nostro benessere è incomprensibile che non si riesca a tutelare le nostre vite, e quelle dei nostri cari, nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei luoghi aperti al pubblico. Non siamo neanche in grado di garantire la tutela del nostro patrimonio culturale e monumentale che rende unica al mondo l'Italia. In diverse occasioni abbiamo trattato questo argomento: alcuni beni culturali e monumentali sono in una situazione di forte esposizione al rischio sismico; opere d'arte sistemate su sostegni non ancorati che più che espositori sono veri e propri pendoli pronti a oscillare e ribaltarsi alla prima scossa significativa.».
«L’Appennino è in movimento e ancora oggi si sta formando. Dobbiamo abbassare il livello di paura attraverso la conoscenza. Noi sappiamo che ci sarà un prossimo terremoto e dunque dobbiamo fare in modo che si costruisca bene. Il Codice edilizio italiano fu presentato per la prima volta proprio a L’Aquila nel 1887 e già allora si dava un’indicazione precisa: non costruite nella parte occidentale della città. Il Codice edilizio dava delle indicazioni perfette dal punto di vista geologico. Ed invece il Piano Regolatore de L’Aquila è stato sviluppato nella parte occidentale della città ed esattamente dove non doveva essere. Così come il coronavirus, così come per i cambiamenti climatici, così come per i terremoti dobbiamo partire dalla conoscenza che è fondamentale per la sicurezza dei cittadini», dice Enrico Miccadei, geologo, docente dell’Università di Chieti, a margine della convention.
«Negli ultimi 2 anni c’è stato un forte aumento di consapevolezza che in Italia la prevenzione è insufficiente per tante ragioni. Le comunità dimenticano i terremoti passati e dunque con il tempo dimenticano che c’è un rischio sismico. Inoltre ci sono norme in contrasto fra loro. Ci sono intere porzioni di territorio come ad esempio quella adriatica, la costa romagnola e marchigiana che sono state addirittura declassificate dagli anni 50 agli anni 80 e dunque nel momento del massimo boom economico lì si costruiva senza norme sismiche. La zona adriatica è osservato speciale perché per tanti anni è stata considerata una zona tranquilla, ovviamente non sto dicendo che possa avere un terremoto domani ma è sicuramente una zona che può avere una sua sismicità con l’aggravante di essere stata edificata in buona misura in assenza di norme», afferma Gianluca Valensise dell’INGV.
Durante il corso della convention si è parlato anche di una ricerca, che ha posto l’accento sugli effetti ambientali del terremoto del 1908, riuscendo a ricostruire il quadro di quello che potrebbe succedere nel caso di un nuovo terremoto, come spiega Valerio Comerci dell’ISPRA: «Abbiamo fatto una ricerca sugli effetti ambientali che furono indotti dal terremoto del 1908 in Sicilia ed in Calabria, e questi dati possono esserci molto utili perché possono rappresentare il quadro di quello che potrebbe accadere con un nuovo terremoto. Dalla ricerca condotta da noi è emerso che molte zone lungo la costa messinese e calabrese si sono abbassate di decine di centimetri, come se fossero state richiamate verso il fondo dello stretto e questo ha comportato notevoli danni alle infrastrutture ed alle persone. Ovviamente dovesse accadere oggi l’antropizzazione lungo quelle coste è maggiore rispetto a quell’epoca.».
Riguardo all’importanza di censire gli effetti al suolo avvenuti in passato Stefania Nisio dell’ISPRA, ha sottolineato: «Censire il passato è importante per avere un’idea più chiara della suscettibilità del territorio. Nelle carte di microzonazione sismica, ad esempio, non vengono riportate eventuali cavità e vuoti sotterranei che dovrebbero invece essere rappresentati. Sarebbe necessario uno studio specifico del territorio italiano in grado di salvaguardare alcuni centri abitati, poiché sono ancora poco chiari gli effetti della propagazione delle onde sismiche laddove vi sono vuoti sotterranei.».
«ISPRA ha il compito di raccogliere i dati geologici sul territorio, tra i quali quelli sulle faglie attive, le cavità sotterranee, le frane impegno che vede da anni l’Istituto in prima fila nella salvaguardia del nostro Paese», sono le parole di Claudio Campobasso, Capo Dipartimento del Servizio Geologico ISPRA, a cui hanno fatto eco quelle del Presidente Nazionale della SIGEA, Antonello Fiore, che ha concluso: «In questi giorni in cui il Paese sta vivendo un’emergenza sanitaria con ricadute importanti anche dal punto di vista sociale ed economico, si sentono i rappresentanti del Governo e i Governatori regionali continuamente invocare i pareri degli esperti, i pareri scientifici sulla base dei quali effettuare le proprie scelte politiche, è una delle rarissime volte che accade. L’auspicio è che questo stile di buona politica continui anche in altri settori come la prevenzione del rischio sismico. Non dobbiamo dimenticare che nei primi 150 anni dall'unità d'Italia il nostro Paese è stato colpito da ben 36 terremoti disastrosi che hanno causato oltre 150.000 vittime e hanno danneggiato gravemente oltre 1.600 località, incluse città come Rimini, L'Aquila, Avellino, Potenza, Cosenza, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Messina. Solo negli ultimi 50 anni il costo delle ricostruzioni è stato stimato in almeno tre miliardi di euro all'anno. Senza calcolare il terremoto che colpì l’Italia Centrale nel 2016. La nuova carta della pericolosità sismica, che è pronta e va quanto prima licenziata, potrebbe essere la base per ripensare le priorità del Sisma bonus, dando così efficacia agli Istituti che si sono impegnati all'aggiornamento della stessa. Se non sono individuate le priorità per l'adeguamento sismico degli edifici, si rischia di consumare le risorse disponibili per adeguare edifici in aree con una pericolosità più bassa rispetto ad altre aree dove l'adeguamento è prioritario; in aree dove la disponibilità economica dei proprietari è maggiore rispetto ad altre realtà del Paese, cioè in aree più ricche ma con edificato meno vulnerabile.».