Sono le di Aggiornamento 3 marzo 2020 |
OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA
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Indagine della DDA di Bari, partite nel 2013 su denuncia di alcuni cittadini, che avevano avvertito esalazioni maleodoranti provenire da terreni nei pressi delle loro abitazioni, su quattro aziende riconducibili alla famiglia Montagano, si sono concluse con 7 arresti, 9 obblighi di dimora e sequestro di beni per 26 milioni di €.
di Redazione
Nella mattina di oggi, 3 marzo 2020, i Pubblici Ministeri, Renato Nitti, Marco D'Agostino e Marco Gambardella, coadiuvati da 100 Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, hanno concluso l’operazione denominata “Bios” ponendo agli arresti domiciliari sette persone, tra familiari e amministratori di quattro società riconducibili alla famiglia Montagano di Lucera (Fg), e notificando ad altre nove l'obbligo di dimora, quindi, hanno proceduto al sequestro di 255 terreni agricoli per una complessiva superficie di 353 ettari circa, 48 immobili, 4 complessi aziendali, quote societarie, conti correnti e depositi finanziar, beni mobili e beni mobili registrati, per un totale di 26 milioni di €, nonché, un ulteriore sequestro “impeditivo” dei beni impiegati per la realizzazione delle violazioni ambientali, consistenti in particolare in terreni, mezzi di trasporto e movimento, per un valore in corso di quantificazione e comunque non inferiore a 3 milioni di €.
A far scattare una complessa e prolungata attività di indagine risalente al 2013, della DDA, Direzione Distrettuale Antimafia, di Bari e della Guardia di Finanza, la denuncia di alcuni cittadini, che avevano avvertito esalazioni maleodoranti provenire da terreni nei pressi delle loro abitazioni. In quelle aree era stato sversato compost prodotto dall'impianto finito sotto sequestro, al quale non è stato imposto il blocco della produzione, perché all'interno sono ancora presenti migliaia di tonnellate di rifiuti che non possono essere abbandonati.
Stando a quanto verificato dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria i rifiuti ricevuti dalle aziende, oggetto di indagine, provenienti da Comuni pugliesi e da ditte private venivano trasformati in compost non conforme e venduto ad ignari acquirenti come fertilizzante o veniva smaltito in terreni acquistati apposta e trasformati in discariche abusive.
Sarebbero state abusivamente trattate almeno 240.000 tonnellate di rifiuti speciali proveniente dai Comuni di Chieuti, Serra Capriola, Lucera e San Severo, nonché, da aziende di Campania e Puglia.
Oltre a verificare che i rifiuti venivano trattati in modo non conforme alla legge, i Finanzieri, grazie a compresse indagini documentali, accertavano anche, in molti casi, la non esistenza delle aziende di destinazione o che avevano sede presso la stessa società produttrice.
"Spesso abbiamo riscontrato che si muovevano le carte, ma non il prodotto. Per esempio, è stato scoperto che 154.000 tonnellate, in una circostanza, furono vendute dalla società madre a un'altra nata come sua costola. In altri casi, gli imprenditori che organizzavano il traffico illecito, hanno comprato terreni per smaltirvi illegalmente il compost”, le parole del Colonnello Pierluca Cassano, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria, a cui hanno fatto eco quelle del PM Renato Nitti: "Ne consegue che in molti casi non si sa dove sia finito il compost illegale.".