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Sono le di   Aggiornamento 20 febbraio 2020
 

Uno studio pubblicato sulla rivista Pnas rivela


MEDITERRANEO:
il controllo dell’anidride carbonica avrebbe effetto immediato sulle piogge

Una ricerca ISAC-CNR, condotta in collaborazione con l’Università di Reading dimostra come stabilizzare le concentrazioni di CO2 nell'atmosfera avrebbe, nell’immediato, un effetto benefico sulle piogge di alcune regioni a clima mediterraneo.

di Piero Mastroiorio

Alcuni studi modellistici e osservazioni avevano evidenziato come la maggior parte delle regioni a clima mediterraneo, ad eccezione della California, tendono a divenire meno piovose per via del riscaldamento globale. Come i climi mediterranei, caratterizzati da estati calde e secche, sono particolarmente vulnerabili ad un calo nella precipitazione invernale, motivo per il quale sono stati definiti un “hot spot” del cambiamento climatico, nonostante la rapidità con cui l’aumento di gas serra, come la CO2, anidride carbonica, tende ad influenzare il clima delle regioni mediterranee ha finora ricevuto poca attenzione. Oggi, uno studio, pubblicato sulla rivista Pnas, condotto da Giuseppe Zappa ricercatore dell’ISAC-CNR, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, di Bologna, insieme all’Università di Reading ed all’Imperial College di Londra, rivela nuovi meccanismi con cui il cambiamento climatico influenza regioni caratterizzate da clima mediterraneo, quali la California, il Cile e l’area mediterranea stessa.
«Ogni volta che della CO2 viene immessa in atmosfera, che inizia immediatamente ad influenzare il clima, ma la risposta climatica che ne consegue evolve su diverse scale temporali. Questo significa che ci sono aspetti del cambiamento climatico che si manifestano in modo lento e continueranno a svilupparsi per secoli, come per esempio l’innalzamento dei mari. Altri, invece, sono rapidi e possono essere controllati rapidamente stabilizzando le concentrazioni di CO2 in atmosfera», spiega il ricercatore dell’ISAC-CNR, Giuseppe Zappa, curatore dello studio.
La nuova ricerca, attraverso l’analisi di simulazioni di modelli di clima, mostra che la riduzione delle piogge nel Mediterraneo ed in Cile avviene in modo rapido, come sottolinea il curatore dello studio: «Questo implica che stabilizzare le concentrazioni di gas serra avrebbe come immediata conseguenza quella di sospendere la tendenza al calo delle precipitazioni, con beneficio per le risorse idriche di quelle aree nel giro di pochi anni.». Pur seguendo un’evoluzione diversa, un beneficio è atteso anche in California dove i modelli prevedono piccole variazioni nella precipitazione annuale mentre aumentano i gas serra, seguite da un lento ma marcato incremento successivamente ad una loro stabilizzazione.
«Al contrario di quanto si pensava la quantità di precipitazione in queste regioni Mediterranee non evolverà semplicemente di pari passo con il grado di riscaldamento globale nel corso dei prossimi secoli, ma è controllata da distinte scale temporali», conclude Zappa.
Il team di ricercatori ha identificato nell’evoluzione del riscaldamento oceanico la causa di queste scale temporali.
I modelli climatici mostrano che il riscaldamento superficiale dell’oceano non è omogeno, ed alcune aree si scaldano più rapidamente di altre. Gli aspetti più rapidi del riscaldamento oceanico favoriscono una variazione nella circolazione atmosferica invernale che rende i climi Mediterranei meno piovosi.
Il riscaldamento che si sviluppa lentamente rende la California più piovosa, mentre ha solo un effetto marginale sulla pioggia delle altre regioni. Quindi, ridurre le emissioni di gas serra ha un effetto anche nell’immediato, oltre che nel lungo termine, per la precipitazione delle regioni Mediterranee, non solo, ma tutto ciò va aggiunto ai benefici di una rapida riduzione delle emissioni di CO2 discussi nel rapporto speciale IPCC del 2018.