Sono le di   Aggiornamento 22 gennaio 2021
 

Un’indagine, condotta per Facile.it da mUp Research, Norstat e Prestiti.it, rivela


DIFFICOLTÀ ECONOMICHE:
hanno smesso di curarsi
3.000.000 di italiani

A causa dei disservizi, causati anche da pandemia e confinamento, gli italiani si son dovuti rivolgere alla costosa sanità privata a causa dei ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni già programmate, anche patologie molto gravi, come quelli dei pazienti cardiologici (61,1%) o quelli oncologici (47,2%) spendendo, in media, 292 € per ciascuna visita.

di Redazione

Un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research, Norstat e Prestiti.it su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta ha fatto emergere una tristissima realtà: 3.000.000 di italiani, fra marzo e dicembre 2020, a causa di difficoltà economiche sopraggiunte per la pandemia e il confinamento (lockdown) hanno dovuto rinunciare a cure mediche, visite specialistiche o operazioni, mentre, altri 2.200.000 di pazienti, invece, ha dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie per poter accedere alla sanità privata, spendendo, in media, 292 € per ciascuna visita.
Secondo l’analisi su un campione di 125.000 domande di finanziamento presentate da gennaio a dicembre, nel 2020 l’importo medio dei prestiti personali richiesti per pagare spese mediche è stato pari a 6.145 €, da restituire in 53 rate, circa 4 anni e mezzo. Non solo, 32.800.000 italiani si sono visti rimandare, se non addirittura annullare, visite, esami o operazioni in programma nel 2020; nello specifico, circa 27.900.000 di italiani, vale a dire il 73,6% di coloro che avevano in programma un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o più rinvii, mentre 13.000.000 di cittadini, pari al 34,3%, più di un paziente su tre, hanno dovuto fare i conti con l’annullamento.
Gran parte della popolazione adulta a causa dell’emergenza sanitaria ha dovuto fare i conti con disservizi che, dati alla mano, hanno riguardato praticamente tutte le specialità. Se il triste primato spetta, in percentuale, a gastroenterologia e urologia, rispettivamente con l’81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni già programmate, anche patologie molto gravi non sono state esenti da questo fenomeno e, ad esempio, hanno subito ritardi o annullamenti il 61,1% dei pazienti cardiologici ed il 47,2% di quelli oncologici. Mediamente il rinvio è stato di quasi due mesi, ma il dato ancor più preoccupante è che nel 68% dei casi l’appuntamento è stato rimandato sine die. Per alcune specialità, però, i giorni di rinvio sono stati ben più lunghi; nel caso dell’oncologia, ad esempio, lo slittamento medio è stato di 63 giorni, per la cardiologia di 72 giorni e addirittura 81 giorni per la ginecologia.
La pandemia, sempre secondo la ricerca, ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, in particolar modo quelle pubbliche: fra coloro cui è stato rinviato o annullato un appuntamento già programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata. Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l’esame è stato annullato senza alcuna riprogrammazione. Situazione, questa, che ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanità pubblica in favore di quella privata: secondo l’indagine circa 7.000.000 di italiani hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o più visite, per via dell’annullamento o rinvio.
Quando si chiede la ragione del ricorso al privato si scopre che il 18,9% dei pazienti lo hanno fatto per paura che la loro patologia peggiorasse, il 12,6% perché avevano un’assicurazione che ne copriva i costi e per far fronte ai costi legati alla sanità privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un’assicurazione sanitaria. Circa 2.200.000 di pazienti, il 9,1% di chi è ricorso alla sanità privata, hanno dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie. Soluzione, questa, più frequente tra i residenti al Sud e nelle Isole, dove la percentuale arriva all’11,9%.
Oltre ai disservizi, vi è una fetta importante della popolazione italiana che nel 2020 ha scelto di propria iniziativa di rinunciare a prenotare o effettuare una o più visite, esami specialistici od operazioni. Secondo l’indagine il 68,6% degli italiani, pari a circa 30.000.000 di cittadini, che nel 71,3% dei casi lo hanno fatto per paura di contrarre il Covid recandosi in una struttura medica, nel 19,7% perché scoraggiati dai lunghissimi tempi di attesa.