Sono le di Aggiornamento 29 dicembre 2020 |
Da uno studio pubblicato su Global Change Biology
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CLIMA: nuove piante per mitigarne il cambiamento |
Uno studio di prospettiva coordinato dall’IBE-CNR, Istituto per la bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, analizza come l’avvento di una nuova generazione di piante a basso contenuto di Clorofilla potrebbe essere un'arma in più nella lotta al cambiamento climatico, riducendo a parità di produzione l’assorbimento di radiazione solare.
di Piero Mastroiorio
Uno studio, un Opinion paper, letteralmente un documento di opinione, pubblicato sulla rivista ‘Global Change Biology’ mette in luce come lo sviluppo delle società umane moderne sia stato ed è sempre accompagnato dall'introduzione di nuove piante coltivate. Vale a dire, come tutti gli alimenti di origine vegetale, che arrivano sulle nostre tavole, provengono da varietà di piante che non esistevano nel passato. La "lunga marcia" per la creazione di nuove piante ha l'età dell'uomo moderno ed passata attraverso la selezione e domesticazione delle piante selvatiche, il miglioramento genetico attraverso incrocio e ibridazione, la mutagenesi, la mutazione genetica indotta artificialmente in embrioni vegetali, nonché, la transgenesi, il trasferimento di geni da una specie all'altra.
Tutto ciò, oggi, è riassumibile in una tecnologia utilizzata: "genome editing", ovvero la manipolazione diretta del codice genetico tesa a modificarne le proprietà, nonché, in un’idea lanciata in un più ampio contesto del New Green Deal europeo, che si prefigge di mettere in pratica le idee più brillanti, pervenute dalla ricerca scientifica, per progettare un'economia più sostenibile da parte della Next Generation EU, la nuova generazione di cittadini europei.
Se in passato si è puntato, esclusivamente, a migliorare le caratteristiche produttive e tecnologiche delle piante, oggi, la frontiera si è allargata, includendo per prima la sostenibilità. Infatti, è urgente selezionare e creare nuove piante che possano contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico cercando di aumentare allo stesso tempo le potenzialità produttive delle varietà attualmente coltivate, come sostengono i ricercatori Lorenzo Genesio, Franco Miglietta dell'IBE-CNR, Istituto per la bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e Roberto Bassi dell'Università di Verona, spiegano, nell’Opinion paper, come «l'avvento di una nuova generazione di piante a basso contenuto di Clorofilla potrebbe essere un'arma in più nella lotta al cambiamento climatico. Una strategia utile a controbilanciare una parte del crescente "effetto serra" è quella di aumentare la frazione della luce solare che viene riflessa dalla superficie terrestre che, tornando indietro verso lo spazio, non contribuisce al suo riscaldamento. Questo potrà essere fatto anche coltivando nuove piante con bassi contenuti di clorofilla; piante più "pallide" che riflettono molta più radiazione solare», dice Lorenzo Genesio ricercatore dell'IBE-CNR.
Alcune ricerche, non solo quelle fatte dagli autori del lavoro pubblicato, dimostrano come riducendo il contenuto di clorofilla non solo si riflette più luce solare, ma si può arrivare ad avere tassi di fotosintesi più alti e maggiore produttività, come afferma il ricercatore dell'IBE-CNR, Franco Miglietta: «In sintesi, coltivare varietà di piante più pallide (di grano, orzo, mais, soia) equivale a ridurre le emissioni di gas climalteranti, con un effetto di riduzione delle temperature a scala locale nelle zone più densamente popolate.».