Sono le di Aggiornamento 18 dicembre 2020 |
Identificati, in Inghilterra, oltre 1.000 casi della variante
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Al momento non ci sono prove che il ceppo si comporti in modo diverso dai tipi già esistenti di virus, l’analisi iniziale dice che questa variante sta crescendo più velocemente delle varianti esistenti, anche, se non sembrerebbe particolarmente diversa e alla domanda d'obbligo sull'efficacia dei vaccini, risponde l'immunologa Zania Stamataki.
di Piero Mastroiorio
Mentre in Italia il Governo è intento a colorare, con sempre più difficoltà, la cartina d’Italia di rosso, arancione o giallo, tra i dubbi del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulle chiusure di Natale: «Non abbiamo i soldi della Germania» e l’allarme del Viminale circa una probabile insurrezione popolare per il divieto agli spostamenti nel periodo delle feste, in Gran Bretagna spunta una nuova variante del Covid-19, come conferma Mike Ryan, massimo esperto di emergenze dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità: «Siamo a conoscenza di questa variante genetica segnalata in 1.000 individui in Inghilterra. Le autorità la stanno esaminando. Abbiamo visto molte varianti, questo virus si evolve e cambia nel tempo.».
«Negli ultimi giorni in Inghilterra sono stati identificati oltre 1.000 casi della variante, prevalentemente nel sud del Paese, aspetto che potrebbe essere collegato a un aumento dei casi registrato proprio in quell’area», ha spiegato il ministro della Salute inglese Matt Hancock in una dichiarazione al Parlamento.
Al momento non ci sono prove che il ceppo si comporti in modo diverso dai tipi già esistenti di virus e l’analisi iniziale suggerisce che questa variante sta crescendo più velocemente delle varianti esistenti e non sembrerebbe particolarmente diversa, come spiega Emma Hodcroft, esperta di genetica virale presso l’Università di Berna: «Il nuovo ceppo sembra avere tre mutazioni nella proteina spike che il Coronavirus utilizza per entrare nelle cellule umane. Due lettere genetiche sono state cancellate e un’altra è stata modificata. Non c’è nulla che suggerisca che la variante abbia maggiori probabilità di causare malattie gravi, e l’ultimo quadro clinico dice che è altamente improbabile che questa mutazione non possa rispondere a un vaccino.».
«Solo perché c’è stato un piccolo cambiamento nella composizione genetica del virus, questo non significa che sia più virulento, né che i vaccini non saranno efficaci», le parole di Tom Solomon, professore di Neurologia all’Università di Liverpool, a cui hanno fatto eco quelle di Jonathan Ball, docente di Virologia molecolare all’Università di Nottingham, che spiega: «È pur vero che le informazioni genetiche in molti virus possono cambiare molto rapidamente e talvolta questi cambiamenti possono avvantaggiare il virus, consentendogli di trasmettersi in modo più efficiente o di sfuggire a vaccini o trattamenti, ma è anche vero, che molti cambiamenti non hanno alcun effetto.».
«Fino a quando gli scienziati non saranno in grado di studiare con maggiore approfondimento il cambiamento, per determinare se influisce sul comportamento del virus, rimane comunque prematuro fare affermazioni sui potenziali impatti della mutazione del virus. L’emergere di un nuovo ceppo è, comunque, la normale evoluzione del virus e ci aspettiamo che nuove varianti vadano e vengano nel tempo», spiega Alan McNally, professore di Genomica evolutiva microbica presso l’Università di Birmingham.
I problemi per gli scienziati sono capire se i test del Coronavirus attualmente utilizzati, per questo virus, che non muta velocemente come l’influenza e, benché vada tenuto sotto sorveglianza, non dovrebbe essere così complicato aggiornare nuovi vaccini, in futuro, capaci di “vedere” la nuova variante Covid e se persone infettate da un ceppo precedente del virus possano avere lo stesso livello di protezione contro la nuova variante. Che la nuova variante implichi che coloro che hanno l’immunità, sia da vaccino che da infezione pregressa, non siano più protetti, è troppo presto per dirlo: ci vorranno mesi per saperlo con certezza.
«La variante chiamata '20A.EU1' è stata riscontrata a ottobre: si era diffusa rapidamente dai lavoratori agricoli spagnoli in gran parte dell’Europa. Ogni variante ha una propria “firma” genetica e può essere fatta risalire al luogo in cui ha avuto origine. Mentre, la variante 'D614G', l’unica mutazione che finora si ritiene abbia influenzato il comportamento del virus, si ritiene abbia aumentato la capacità di trasmissione dei virus ed è ora dominante in molti Paesi», ha detto Andrew Davidson, virologo presso l’Università di Bristol.
La nuova variante non è motivo di preoccupazione in Inghilterra, ma la situazione non è certo tranquilla.
Certamente, il sistema di sorveglianza attivo nel Regno Unito ha dimostrato di funzionare, molto bene, anche se il tempo di raddoppio dei casi è ora circa ogni 7 giorni e i contagi aumentano non solo a scuola tra gli studenti, ma in tutte le fasce d’età, compresi gli over 60.
A questo punto la domanda è d’obbligo: i vaccini saranno efficaci?
Alla domanda potremmo rispondere con le parole dell’immunologa dell’università di Birmingham, Zania Stamataki, che spiega: «Per il momento non ci sarebbero preoccupazioni sull’efficacia dei vaccini. L’esperienza con altri coronavirus ci ha insegnato che mutazioni come 'N501Y' non sono così influenti e che i vaccini attuali dovrebbero comunque fornire una protezione adeguata. Non bisogna, tuttavia, abbassare la guardia, per questo è necessario tenere sott’occhio Sars-Cov-2 e studiarne le mutazioni proprio per individuare per tempo quella variante che potrebbe eludere le nostre difese, così da adeguare le piattaforme per la produzione dei vaccini all’evoluzione del coronavirus. Proprio come accade ogni anno per il vaccino antinfluenzale.”.