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Sono le di   Aggiornamento 9 dicembre 2020
 

AUSTRALIA: per la prima volta al Mondo


Facebook e Google
dovranno pagare le
testate giornalistiche per
l'accesso alle loro notizie

Il Parlamento australiano, affermando che «gli introiti pubblicitari in spazi come i giornali cartacei sono crollati del 75% dal 2005», si è schierato con le emittenti e gli editori nel varare una legge, prima al Mondo, capace di far concordare ai colossi della “ragnatela” concordare i pagamenti delle notizie agli editori elle emittenti.

di Redazione

Google e Facebook si preparano alla resa dei conti con gli editori australiani sul codice di contrattazione dei media: l'Australia costringerà le Big Tech a pagare i suoi media per pubblicare contenuti di notizie al fine di proteggere il giornalismo indipendente.
Si tratta del primo Paese al Mondo ad attuare una misura del genere con una legge con cui le aziende Facebook e Google dovranno concordare i pagamenti per i contenuti che appaiono sulle loro piattaforme con editori ed emittenti locali.
Nei casi in cui non si riesca a trovare un accordo, a decidere sarà un arbitro nominato dal governo australiano a prendere la decisione.
«Questa è una riforma enorme e una prima mondiale. Tutti guardano all'Australia. La nostra legislazione contribuirà a garantire che le regole del mondo digitale rispecchino le regole del mondo reale e sosterranno il nostro settore dei media», ha detto Josh Frydenberg, ministro del Tesoro parlando con i giornalisti a Canberra.
«Il codice di contrattazione obbligatorio, è il risultato di molti anni di reclami da parte dei media tradizionali secondo cui le piattaforme di social media beneficiano dell’inserimento di notizie giornalistiche senza pagare un centesimo per questo», ha evidenziato Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”.
Google e Facebook hanno a lungo sostenuto in risposta che le organizzazioni dei media stanno trascurando il vantaggio che traggono dai riferimenti e dai clic sui loro siti web, ma il ministro del Tesoro, Josh Frydenberg, si schiera con le emittenti e gli editori, affermando che «gli introiti pubblicitari in spazi come i giornali cartacei sono crollati del 75% dal 2005. "Per ogni 100 dollari di spesa pubblicitaria online, 53 vanno a Google, 28 vanno a Facebook e 19 vanno ad altri partecipanti.».