Sono le di Aggiornamento 3 dicembre 2020 |
Da uno studio pubblicato sulla rivista 'Scientific Data di Nature'
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a disposizione degli studiosi Inestimabile database di misure GPS sulle deformazioni del suolo nell’Adriatico settentrionale |
PEZZO: «I dati sono di fondamentale importanza per migliorare e promuovere ulteriori studi in contesti costieri e marini dove sussistano diversi processi naturali e antropici che contribuiscono alle deformazioni del suolo. Saranno fondamentali nei prossimi anni per effettuare degli studi sulla dinamica della linea costiera e contribuiranno agli studi sulla tettonica dell’area adriatica con particolare attenzione alla valutazione della pericolosità sismica.».
di Piero Mastroiorio
Uno studio, “Geopositioning time series from offshore platforms in the Adriatic Sea”, frutto della collaborazione tra INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Università di Bologna, Ministero dello Sviluppo Economico, che ha finanziato la ricerca svolte nell’ambito del progetto ‘Subsidenze’ del programma “Clypea - Innovation Network for future Energy”, pubblicato sulla rivista Scientific Data di Nature, presenta i risultati dell’analisi dei dati GPS acquisiti dalle stazioni permanenti installate lungo la costa adriatica e sulle piattaforme petrolifere in mare dell’ENI S.p.A., nonchè, ha permesso la misurazione della deformazione del suolo lungo la linea di costa e del fondale marino nell’area del Mar Adriatico Settentrionale e reso liberamente fruibili i dati alla comunità scientifica.
«L’insieme dei dati elaborati può essere considerato “eccezionale” poiché fino ad ora un database acquisito in aree off-shore così esteso non era mai stato pubblicato. I dati sono stati analizzati mediante l’utilizzo di diversi programmi di calcolo scientifico al fine di ottenere le serie temporali dello spostamento di ciascuna stazione, mettendo in luce una complessa interazione tra le fonti di deformazione regionali, quali la tettonica, e quelle locali, di origine in prevalenza antropica», spiega Mimmo Palano, ricercatore dell’Osservatorio Etneo dell’INGV e primo autore della ricerca.
Il dataset analizzato è stato acquisito da stazioni GPS operanti in continuo, installate in prossimità di 13 “centri di stoccaggio” situati lungo la costa adriatica e 24 piattaforme per la produzione di idrocarburi posizionate nell’Adriatico settentrionale e, come spiega, concludendo, Giuseppe Pezzo, ricercatore dell’ONT, Osservatorio Nazionale Terremoti, dell’INGV e responsabile del progetto: «Questi dati sono di fondamentale importanza per migliorare e promuovere ulteriori studi in contesti costieri e marini dove sussistano diversi processi naturali e antropici che contribuiscono alle deformazioni del suolo. In particolare, saranno fondamentali nei prossimi anni per effettuare degli studi sulla dinamica della linea costiera e sul relativo impatto sulle attività umane e sugli ecosistemi naturali. Inoltre questi dati ci permetteranno sia di effettuare un monitoraggio, sia di sviluppare modelli previsionali di subsidenza. Infine, i dati contribuiranno agli studi sulla tettonica dell’area adriatica con particolare attenzione alla valutazione della pericolosità sismica.».