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Sono le di   Aggiornamento 17 novembre 2020
 

Bassetti vara le nuove linee guida per chi non necessita di ricovero


COVID-19: arriva bozza di protocollo, ma i medici di famiglia la bocciano

La bozza di protocollo, tra l'altro, prevede nessun farmaco per i pazienti asintomatici, che i sintomi febbrili vengano trattati con il paracetamolo, gli antinfiammatori somministrati solo se il quadro clinico inizia ad aggravarsi, il cortisone solo in emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario del malato.

di Redazione

Se da una parte l’unico modo per salvare gli ospedali dal default è curare a casa i pazienti positivi al Covid-19, che presentano sintomi lievi, dall’altro c’è la richiesta vecchia di mesi dei medici di famiglia che reclamano un protocollo unico sul territorio nazionale per fare chiarezza sui farmaci da somministrare e sulle procedure.
Finalmente, a metter fine ai mille protocolli regionali, a volte anche provinciali, lo scorso 13 novembre 2020, è arrivata la bozza di protocollo per le cure domiciliari, messa a punto dalla Commissione nazionale coordinata, su nomina di Agenas, dal direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, contestato, con una petizione rivolta al ministro della Salute, da un gruppo di circa 3.700 medici, che dichiarano di non sentirsi rappresentati da Bassetti e lo accusano di "dichiarazioni fuorvianti" sulla gravità della malattia, ai quali, Bassetti risponde ricordando che il mondo è pieno di "invidiosi livorosi".
Comunque, polemiche a parte, nella bozza di protocollo si spiega che nessun farmaco è previsto per i pazienti asintomatici, mentre i sintomi febbrili vengono trattati con il paracetamolo. Gli antinfiammatori entrano in campo solo se il quadro clinico del paziente Covid inizia ad aggravarsi, il cortisone solo in emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario del malato. Nessun antireumatico, né antibiotici, ma la somministrazione di eparina per le persone che hanno difficoltà a muoversi.
Nel dettaglio, lo stesso Bassetti, spiega: «con febbre non superiore a 38°C e/o lieve sintomatologia respiratoria e/o mialgie viene somministrata una terapia sintomatica a base di paracetamolo, ibuprofene o acido acetilsalicilico, la comune aspirina. Davanti, invece, a febbre persistente maggiore di 38.5°C per 96 ore con tosse e con dispnea da sforzo e con una saturazione dell’ossigeno a riposo in aria ambiente pari al 93% oppure al 90% in pazienti con patologie polmonari croniche si prevedono sempre paracetamolo, ibuprofene o acido acetilsalicilico ma in pazienti di età superiore ai 60 anni, con ridotta mobilità o in presenza di altri fattori di rischio si può impiegare l’eparina. Il trattamento con antibiotico è da valutare caso per caso in base all’impegno polmonare. Da non avviarsi all’esordio dei sintomi, ma in caso di sospetta sovrainfezione batterica. Il cortisone è indicato solamente dopo 5-7 giorni dall’esordio dei sintomi e da evitare in chi non presenta segni di compromissione respiratoria. Inoltre, i medici di medicina generale potranno usufruire di una consulenza infettivologica telematica e così potremo gestire insieme a casa i pazienti evitando, quando possibile, di essere ricoverati in ospedale. Un esempio di collaborazione tra ospedale e territorio.».