Sono le di Aggiornamento 4 novembre 2020 |
Commemorazione della Vittoria italiana nella 1^ Guerra Mondiale
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Oggi le alte cariche dello Stato tributeranno al Milite Ignoto l'onore dovuto al sacrificio dei Patrioti che ha dato significato e valori di riferimento all’Italia e molti Italiani, non tutti, dimostreranno vicinanza e gratitudine ai Militari di ogni ordine e grado, che, nonostante tutto, lottano in silenzio per rendere sicura, civile e democratica la vita nella nostra Patria.
di Piero Mastroiorio
Oggi, 4 novembre 2020, ricorre il 102° anniversario della fine della 1^ Guerra Mondiale, meglio conosciuta come la “Grande Guerra”, nonché, giorno della vittoria dell’Esercito italiano sulle forze Austro-Ungariche avvenuto il 4 novembre 1918. Ricordo che anno dopo anno si va sempre più spegnendo a causa di una cultura italiana sempre più in declino, oggi, come se non bastasse, minata anche dall’allontanamento scolastico dovuto alle norme di sicurezza anti propagazione infezione pandemica chiamata ‘Coronavirus’ o ‘Covid-19’.
Norme di sicurezza che renderanno ancora più distante questa commemorazione, vuoi per via delle proibizioni nel fare assembramenti nei luoghi deputati al ricordo e vuoi, soprattutto, distante da domande dei ragazzi, per via della lontananza dalle scuole, quali: cos’è la Patria, la Storia, la Civiltà, lo Stato, la guerra e la pace?
Se nessuno darà risposte a queste domande, non darà risposte a ciò che fu la Grande Guerra, lasciando che il ricordo di coloro che si immolarono per la Patria si spegna con esse, perché il pensiero a quei giovani Eroi, ‘cacciati a forza’ in una guerra non voluta, tra mille difficoltà, non ultima il non poter capire gli ordini e, a volte, neppure i discorsi, tanto erano vari i dialetti di quegli Eroi che la combatterono.
Spero che qualche lettore, magari qualche studente, amante della Storia, dedichi un po’ del suo tempo, trascorso sui social, a leggere questo mio modesto scritto dedicato al ricordo di quegli Eroi, che resero grande e temuta l’Italia di quel periodo. Un periodo che, senza polemica, cerca di dare una risposta, in tempo di pacifismo e buonismo ad oltranza, alla domanda se quel conflitto così vasto per uomini di varie nazionalità impiegate nei combattimenti fu un caso di follia collettiva o davvero le grandi potenze del tempo non poterono più coesistere pacificamente?
Il tempo ed il periodo vi sono amici, per studiarla ed approfondirla, in tempo di confinamento da 'Covid-19', però ricordate che nel 1914 nessuno statista tentò di risolvere le difficoltà con il compromesso e il negoziato. A questo si aggiunse la ferocia e i suoi nuovi metodi di sterminio di massa. Infine, s’accese la tragedia che segnò la storia: nacquero i nuovi concetti di “nazione armata” e “guerra totale”.
Cercando di rispondere alla prima domanda di questo scritto si può dire che il 4 novembre è il giorno della commemorazione dei caduti di tutte le guerre, a perenne ricordo dell’armistizio firmato con l’Impero austro-ungarico, è il giorno del ringraziamento ai Militari in servizio, in Italia e nelle missioni internazionali all'estero, per la loro incondizionata disponibilità.
Possiamo dire, riassumendolo in cifre, che è il prezzo pagato per quella pace, altissimo, con oltre 4.000.000 di Soldati mobilitati, di cui 250.000 giovani appena diciottenni, la famosa classe del ‘91 che mostrò il suo valore a Vittorio Veneto, 600.000 morti e 1.500.000 feriti, senza considerare il costo delle vite perdute tra i civili inermi.
Fu la disfatta di Caporetto, nota a tutti, forse più, della battaglia di Vittorio Veneto e, come spesso accade, molti dimenticano che i politici dichiarano le guerre, ma sono i militari che le combattono e perdono la vita insieme ai cittadini che non riescono a proteggere.
Possiamo dire che quella “Grande Guerra”, che si scatenò in Europa, combattuta in trincee spesso fangose o sulle cime dei monti dal Veneto al Trentino, tra il 1914 e il 1918, trasformò gli uomini e le convinzioni, spazzò via il vecchio ordine europeo aprendo la strada a nuove e potenti forze politiche: comunismo e fascismo.
Quel 4 novembre 1918, al contempo rovina e vittoria, diventò legame ideale, mai sciolto, tra la Nazione e le sue Forze Armate, suggellato nell’articolo 52 della Costituzione: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.
Oggi le alte cariche dello Stato tributeranno al Milite Ignoto l'onore dovuto al sacrificio dei Patrioti che ha dato significato e valori di riferimento all’Italia e molti Italiani, non tutti, dimostreranno vicinanza e gratitudine ai Militari di ogni ordine e grado, che, nonostante tutto, lottano in silenzio per rendere sicura, civile e democratica la vita nella nostra Patria.
Nel ringraziare, ancora una volta, chi difende la nostra Patria in armi a rischio della propria vita, vi lascio al silenzio della riflessione con le parole de "Il Canto del Piave": «No, disse il Piave, no, dissero i fanti, mai più il nemico faccia un passo avanti! Si vide il Piave rigonfiar le sponde e come i fanti combattevan l'onde. Rosso del sangue del nemico altero, il Piave comandò: "Indietro va', straniero!" Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento e la Vittoria sciolse l'ali al vento!» e del “Bollettino della Vittoria”, Dispaccio n. 1268, il documento ufficiale scritto dopo l'armistizio di Villa Giusti con cui il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, alle ore 12:00 del 4 novembre 1918, la resa dell'Impero austro-ungarico e la vittoria |
dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale: «La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.
Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito».