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Sono le di   Aggiornamento 14 ottobre 2020
 

Noi Finanzieri soccorriamo le persone in mare,
non facciamo esplodere le barche e non le affondiamo.


Perche' quattro finanzieri sono indagati per l'esplosione del veliero dei migranti?

Posso ragionevolmente criticare l'avvenuta esposizione mediatica dei miei Colleghi Finanzieri, per responsabilità ancora da accertare? Come funziona il gioco? Quali sono i limiti del diritto di cronaca? Perché si oscurano i nomi di pericolosi delinquenti indagati per efferati delitti e, di contro, si espongono quelli dei Finanzieri, senza scrupolo alcuno?

di Cav. Gaetano Insinna, Segretario Generale Aggiunto del SIM Guardia di Finanza

Cari Amici e Colleghi,
premetto che non ho elementi concreti per entrare nel merito della vicenda giudiziaria sull'esplosione del veliero con a bordo ventuno migranti che il 30 agosto scorso causò la morte di quattro migranti al largo di Le Castella. Alla luce di ciò, quindi, mi asterrò dal farlo.
Come riportano alcuni quotidiani e come scrive l'ANSA, a carico dei quattro Finanzieri della Sezione Operativa Navale di Crotone sono contestate le seguenti ipotesi di reato: “omicidio colposo plurimo e incendio colposo”.
Giova ricordare che due dei Finanzieri intervenuti, segnatamente nelle acque tra Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro, per salvare un gruppo di migranti a bordo di un vecchio e malandato peschereccio partito dalle coste turche, rimasero feriti nell'immediatezza dell'intervento e furono definiti eroi. Si rammenta anche che il peschereccio esplose provocando la morte di quattro migranti e che i Colleghi, benché feriti, si gettarono in acqua per salvare altre vite.
Prescindendo da qualsiasi considerazione o giudizio che ciascuno vorrà dare alla vicenda, voglio semplicemente porre in rilevo il fatto che per i due Colleghi “feriti” e ora indagati nell'inchiesta coordinata dalla Procura di Crotone sull'esplosione del peschereccio, come ho appreso dai giornali, la parola privacy non ha alcun significato.
Indipendentemente dall'ormai consueto “atto dovuto” espresso dai magistrati, atto asseritamente finalizzato a consentire ai Colleghi “feriti” durante le operazioni di trasbordo degli stranieri su un'unità marittima delle Fiamme Gialle per trasferirli nella città capoluogo, di “potersi difendere” nella ricerca delle cause che hanno provocato lo scoppio dell'imbarcazione, non capisco il motivo a fronte del quale debbano comparire “in bella mostra” i nomi, i cognomi e le rispettive età dei due Finanzieri. Perché? A chi o a cosa serve?
Qual è il senso di rendere disponibile ogni aspetto della vita del singolo Collega, facilmente identificabile grazie alle generalità?
Serve forse all'indagine in corso?
Serve forse al consumo vorace della società stessa?
Serve forse ad appagare la libido del grande animale mediatico?
Serve forse al culto dell’individuo?
Serve forse ad accrescere il prestigio personale di qualcuno?
Posso ragionevolmente supporre che, proprio a causa della pubblicizzata inchiesta in corso, qualche immancabile leone da tastiera, o qualcuno che “non ama i Finanzieri”, cavalcherà la notizia per insinuare che siano stati i Finanzieri a far esplodere il vecchio peschereccio?
Posso ragionevolmente criticare l'avvenuta esposizione mediatica dei miei Colleghi per responsabilità ancora da accertare?
Posso ancora dire che ad ogni servitore dello Stato è riconosciuto il diritto inalienabile alla dignità e alla libertà individuale all’interno di un vissuto fatto di coraggio individuale, lavoro onorevole e doverosa esposizione al pericolo?
Perché si oscurano i nomi di pericolosi delinquenti indagati per efferati delitti e, di contro, si espongono in piena luce quelli dei Colleghi, senza scrupolo alcuno?
A mio modesto avviso, i giornalisti e i media che raccontano i fatti di cronaca non dovrebbero rendere noti i nomi dei Colleghi coinvolti nei procedimenti giudiziari in corso.
Come funziona il gioco?
Quali sono i limiti del diritto di cronaca?
Spero di sbagliarmi, ma ho il sospetto che a breve imbastiranno dei veri e propri processi mediatici che influenzeranno l'opinione dei cittadini ben prima che il giudice emetta la sentenza.

L'esempio dello zerbinaggio di Fazio nei confronti della capitana che speronò una nostra motovedetta è ancora un vivido ricordo, al pari di quello dei politici italiani che si trovavano a bordo della nave straniera durante lo speronamento.
Com'è strana la vita!
Con l'incedere del tempo, normalmente, ricordiamo perfettamente ciò che è accaduto nel passato remoto dell'infanzia e, spesso, dimentichiamo cosa abbiamo fatto ieri o dove abbiamo messo le chiavi di casa. Nel mio caso, però, sembra che l'Artefice abbia deciso di non togliermi la memoria più recente per farmi disperare ad oltranza.
Penso che dietro il paravento dell'interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, senza alcun interesse per la sentenza che verrà, «il partito dell'anti polizia», (citazione di Gianni Tonelli durante un'intervista), non perderà l'occasione per allestire spettacoli d'intrattenimento finalizzati ad esaltare l'aggressività dei Finanzieri, e delle Forze dell'Ordine in generale, contro i “poveri migranti”, migranti che io, per onestà intellettuale, continuerò a chiamare “clandestini” finché arriveranno in Italia senza documenti, senza visti d'ingresso e senza alcun invito.
Io non conosco personalmente i Colleghi, né i loro nuclei familiari, ma sono convinto che la vicenda giudiziaria genererà tensioni, malumori e litigi che ne comprometteranno l'atmosfera, anche perché tutti si sentiranno additati, persino dai vicini, come i figli di... le mogli di... i fratelli e le sorelle di... “quelli che hanno fatto esplodere la barca dei migranti”, “quelli lì... quelli... i finanzieri accusati di omicidio colposo plurimo e incendio colposo”.
Cosa penseranno gli amici dei Colleghi indagati?
Cosa diranno i compagni di scuola ai figli dei Colleghi sbattuti in prima pagina dall'altissima concezione etica del giornalismo farsa?
C'è rimasto qualche giurista o sociologo che attribuisce un valore alla tanto sbandierata privacy, almeno per evitare lo scontro fra il diritto di cronaca e il diritto della persona?
C'è rimasto qualcuno che vede, si accorge e dice quant'è gravoso e rischioso il nostro quotidiano operare in mare per soccorrere chi lo affronta a bordo di gommoni e barconi fatiscenti, a qualunque ora e con qualunque tempo?
Noi Finanzieri soccorriamo le persone in mare, non facciamo esplodere le barche e non le affondiamo.
La Nostra azione è finalizzata al contrasto delle attività criminali, dal contrabbando al traffico di sostanze stupefacenti, dall’immigrazione clandestina alla ricerca di scafisti e terroristi.
Noi Finanzieri eseguiamo gli ordini e non siamo responsabili dell'irrefrenabile flusso dei migranti, stipati a bordo di barconi fatiscenti e pescherecci colabrodo e poi gettati nel Mediterraneo per raggiungere le coste della Sicilia.
Noi Finanzieri eseguiamo gli ordini e non siamo responsabili del traffico di esseri umani, gestito da organizzazioni criminali senza scrupoli.
Noi Finanzieri eseguiamo gli ordini e non siamo responsabili delle liturgie mediatiche messe in scena dai servizi dei telegiornali e dai quotidiani senza nemmeno riportare due righe sulla Nostra quotidianità, sui rischi corsi e gli sforzi profusi.
Noi Finanzieri eseguiamo gli ordini e non ci sentiamo degli eroi.
Noi non ci lamentiamo mai e non abbiamo paura di partire con il mare in tempesta per strappare vite al mare e alla morte.
Cos'è che non vedete? Cos'è che non capite?
Beh, in fondo, è solo un atto dovuto!
Non è mica colpa della stampa se il fatiscente peschereccio è esploso e chi ogni giorno lotta in prima linea può diventare vittima dell’immigrazione clandestina!
Esprimo la mia personale vicinanza ai Colleghi sperando nella celerità della giustizia.
Buona fortuna a tutti Voi... e io “speriamo che me la cavo”.